IL FRANCOLINO DI MONTE
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Copyright © 1999-2000 Baldovino Midali
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Il francolino di monte, tra le quattro specie di tetraonidi che vivono sulle nostre Orobie, è certamente il meno conosciuto. Scegliere gli aggettivi più indicati per elencare le sue peculiari qualità non è cosa facile. La riservatezza dei costumi, la incredibile bellezza e ricchezza del suo piumaggio, l'affettuosità nella vita familiare sono solamente le più evidenti. Il motivo principale della sua quasi sconosciuta presenza è dovuto principalmente alle abitudini di vita: si tratta infatti di una specie che ama vivere nel bosco fitto, solitaria, che non possiede una voce sonora che lo farebbe facilmente individuare, ed è divenuto attento ed estremamente sospettoso nei confronti di qualsiasi rumore del bosco. Il suo avvistamento è sempre del tutto casuale, improvviso e fugace, anche per quanti ne conoscono le abitudini e i luoghi dove abitualmente risiede, ed hanno ereditato, dai vecchi montanari e dai cacciatori di montagna, i segreti e le astuzie per farne la conoscenza. A ciò va certamente aggiunta la scarsità del numero degli esemplari presenti nei nostri territori, dovuta per lo più alla predazione, alla delicatezza di salute dei pulcini ed alle caratteristiche, non del tutto comuni, del tipo di habitat che predilige: bosco misto,fresco, rivolto a meridione e ricco di sorgenti, ruscelli, con fitto sottobosco e radure, ad una altitudine che varia dai 600-700 fino ai 1500 metri e oltre. È il più piccolo della famiglia, arrivando a pesare raramente fino a mezzo chilo, di taglia appena superiore a quella di un comune piccione, anche se la sagoma è più compatta e raccolta. Per fare osservazioni su questa specie è indispensabile fare ricorso alle antiche tecniche dei cacciatori di montagna, di coloro che hanno sempre vissuto un rapporto profondo con l'ambiente in cui vivono, e che hanno saputo divenire parte integrante dell'ecosistema; un rapporto diretto che fa pensare al racconto de "Il vecchio e il mare", di Hemingway,dove i "sensi", affinati da un'esperienza diretta e continua, diventano strumenti "unici" del rapporto con il mondo esterno, insuperabili da qualsiasi pur dotta teorizzazione. Trattandosi di un uccello territoriale e un po' curioso, la presenza di un rivale nel territorio della coppia è sempre inteso come potenziale minaccia, per cui l'imitazione del fischio del maschio o della femmina, che differiscono di poco, acuto come quello della cincia mora e modulato in poche note, è l'unica arma per attirarlo e poterlo osservare. Legato al proprio territorio, per cui un certo erratismo è per natura riscontrabile solo nelle femmine e nei giovani dell'anno che vanno alla ricerca di un idoneo territorio per insediarvisi, il francolino conduce vita monogama e solitaria. La coppia sceglie il luogo per la nidificazione all'inizio della primavera, dopo aver passato assieme tutto l'inverno, e la femmina viene corteggiata dal maschio con brevi parate. In queste occasioni le caratteristiche distintive del maschio, il cui colore di fondo del piumaggio, un misto elegantissimo e mimetico di bianco, grigio, nero, bruno e rossastro, molto simile a quello della femmina, vengono esibite ed esaltate: il "bavaglino" nero, bordato di bianco, che gli orna la gola, e il ciuffo erettile sul capo. Il fremito delle ali, tipicamente abbassate ai lati, e il ventaglio delle timoniere della coda, dall'apice bianco e attraversate da una barra subapicale nera, sono atteggiamenti tipici del corteggiamento, che seducono la femmina e la invogliano all'accoppiamento. Il nido non è per niente curato, e le uova vengono deposte in una buchetta del terreno ben mimetizzata, presso l'intreccio delle radici di un grosso albero, alla base di un masso o di un cespuglio. Mediamente la femmina, all'inizio di maggio, vi depone 7-11 uova, chiare e macchiettate di bruno-rossiccio, che vengono covate per circa 21-25 giorni; la schiusa avviene contemporaneamente per tutti. I pulcini si dimostrano subito estremamente attivi e precoci, così che a quattro settimane sono già in grado di spiccare i primi brevi voli. Mentre la cova è condotta dalla sola femmina, la famigliola è accudita gelosamente da entrambi. I piccoli si rendono autonomi presto, entro la fine dell'estate, disperdendosi nei territori limitrofi, spesso anche assai lontano dai luoghi in cui sono nati. La maturità sessuale è raggiunta al primo anno di vita. La loro dieta è molto varia e, secondo le stagioni, si nutrono di germogli, di insetti di ogni tipo, di bacche e, durante la magra dell'inverno, anche di aghi di conifere e di gemme. Diversamente dagli altri membri della famiglia, il francolino ha abitudini arboricole, predilige i rami bassi degli alberi e scende a terra quasi solamente per alimentarsi. Oggi è una specie giustamente protetta, che merita riguardo e attenzione e, nonostante le sue abitudini solitarie, va tenuta in grande considerazione, così che continui ad essere una magica presenza dei nostri boschi alpini. GALIZZI FLAVIO
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