LO SVASSO MAGGIORE
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Copyright © 1999-2000 Baldovino Midali
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Tra i più interessanti ospiti che incontriamo ormai con una certa frequenza nei nostri laghi, oltre ai tuffetti, ai cigni e a varie specie di anatidi, spicca senza dubbio lo Svasso maggiore [Podiceps cristatus], appartenente alla famiglia dei podicipitidi (più corretto sarebbe stato chiamarli podicipedidi, termine che viene poi recuperato con il termine podicipediformi attribuito all’ordine), dal latino podex, podicis = regione posteriore, e pes, pedis = piede, per il fatto che hanno le zampe in posizione molto arretrata. Cristatus poiché presenta, nel periodo primaverile, oltre all’elegante gorgiera castano rossiccia e nera che gli orna i lati del capo, due vistosi pennacchi neri erigibili sopra il capo. Questi ornamenti gli conferiscono un aspetto signorile, elegante ed indiscutibilmente unico. L’innesto così arretrato delle zampe, la particolare forma compressa del tarso e le dita lobate, con membrane separate fin quasi all’attaccatura e poste lateralmente su ciascun dito, permettono loro di avere il massimo risultato nel nuoto di superficie e nelle immersioni, mentre rendono goffo il loro marciare sulla terraferma e non ottimale la loro predisposizione al volo, sia per la particolare conformazione delle ali che per la quasi totale assenza della coda, un timone fondamentale per l’equilibrio aereo. Anche il loro piumaggio ha caratteristiche singolari, che lo fanno sembrare ad una pelliccia, perfettamente isolante, caldo e impermeabile, tanto che nei tempi addietro veniva utilizzato per le imbottiture dei cappotti e per fare morbidi e caldi manicotti per le signore. Il loro momento magico, quando l’eleganza raggiunge il massimo livello, è la primavera. Durante l’inverno il colore del loro piumaggio è modesto, senza quegli ornamenti che lo rendono così facilmente identificabile, ma con l’avvicinarsi del periodo riproduttivo spuntano il ciuffo e i pennacchi, e la colorazione dei fianchi assume tinte bruno rossastre. La spettacolarità di questa specie acquatica sta, oltre che nella livrea, nell’elaborato cerimoniale di corteggiamento, tra i più complessi e affascinanti. La successione delle figure che essi esibiscono prima dell’accoppiamento segue uno schema complesso e preciso, un vero e proprio “rituale” per l’esattezza con cui devono succedersi e completarsi tutte le “figure”, pena l’interruzione del cerimoniale e la sua ripetizione dall’inizio. Durante l’avvicinamento alla femmina prescelta, con cui passerà tutta la stagione riproduttiva, il maschio inizia il corteggiamento con l’esibizione del ciuffo e dei pennacchi, e man mano che si avvicina assume pian piano la “posizione del gatto”, che consiste in una postura acquattata, con il collo incurvato in avanti e le ali allargate, mettendo in evidenza tutta la sua eleganza e il contrasto cromatico delle remiganti, in cui spicca il bianco delle copritrici secondarie. Stando uno di fronte all’altro, specularmente, entrambi i partner iniziano a muovere il capo in su e in giù in una sorta di danza ritmica. Questa fase del corteggiamento si completa con la “danza del pinguino”, quando entrambi si tuffano in acqua simultaneamente per raggiungere il fondale dello specchio d’acqua e risalgono, in un sincronismo straordinario, portando nel becco ciascuno delle erbe acquatiche, come un’offerta reciproca di cibo, e si ergono sull’acqua, quasi seduti, assumendo la postura che siamo abituati ad osservare nei pinguini quando camminano sulla terraferma. Questa successione di sequenze, in particolare prima dell’offerta del cibo, può essere ripetuta più volte, fin quando, completato il cerimoniale, i due partners si allontanano per costruire il nido. Tali forme di corteggiamento molto complesse rappresentano una sorta di “carta d’identità interspecifica”, che permette ad entrambi i partners di riconoscere nell’altro un membro della stessa specie, evitando così l’accoppiamento con specie diverse. Sul nido, una sorta di piattaforma di giunchi ed erbe, avviene la fase finale del corteggiamento, che si completa con l’accoppiamento. Il maschio attira la femmina con movimenti del capo stando in piedi sul nido. A questo punto lei lo raggiunge, su acquatta sul nido e abbassa, adagiandola in avanti, la testa, ricomponendo gli ornamenti del capo che fino ad allora aveva esibito con orgoglio. Infine il maschio, sempre esibendo i suoi pennacchi e le piume ornamentali ed emettendo forti richiami sonori, si accoppia. Le uova, in genere tre o quattro, deposte sul nido galleggiante ancorato in qualche modo alla vegetazione della riva, vengono covate da entrambi i genitori, che provvedono, ogniqualvolta se ne allontanano tutti e due, a ricoprirle con erbe o altro materiale recuperato nel nido, per sottrarlo alla vista di qualche possibile predatore. Assai interessante è anche il comportamento dei genitori durante tutta la fase di svezzamento dei piccoli: se li portano sul dorso, camuffati tra le piume del dorso e sotto le ali, per ridurre al minimo ogni occasione di pericolo; la loro livrea è bellissima, a strisce longitudinali e con una macchia rossa sul becco. Lo Svasso maggiore, il più grande e più bello tra gli svassi, è uno dei più eleganti ospiti alati dei nostri laghi; abilissimi pescatori, sono in grado di inseguire i piccoli pesci, che rappresentano oltre il 50% della loro dieta, fino a grandi profondità, ma si nutrono anche di molluschi, crostacei, insetti acquatici ed erbe. Il corteggiamento degli svassi, tra gli spettacoli che il mondo alato ci offre, è senza dubbio uno tra i più belli da osservare.GALIZZI FLAVIO
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