LA NOCCIOLAIA

Copyright © 1999-2000 Baldovino Midali

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          Se dovessimo leggere con l'occhio delle passate generazioni i rapporti che legano gli animali all'economia e alla vita del bosco, la nocciolaia [Nucifraga caryocatactes], per quel suo vizio  di depredare, a volte, uova di nidi di altre specie di uccelli, continuerebbe ad essere considerata "nociva". 

          Alla luce dei più complessi e nuovi rapporti che legano tra loro gli esseri viventi di un ecosistema, così come la nuova "ecologia" ci insegna a valutare, dovremmo invece istituire per lei un premio speciale per la collaborazione, visto l'impegno assiduo esercitato nella diffusione sul territorio montano di molte specie arboree.

          Il suo comportamento è piuttosto originale, in quanto tende a costituire delle vere e proprie "dispense" alimentari, rifornite di semi, che colloca per lo più in terra, nel bosco, sotto le foglie, tra i muschi o ai piedi degli alberi tra l'intrico delle radici.

          Resta ancora un mistero come questo uccello sia in grado di ritrovare, anche dopo molti mesi, quasi tutti i nascondigli.

          Da studi accurati, si è infatti accertato che nel periodo primaverile, quando sugli alberi c'è assoluta scarsità di semi, essa è in grado di ritrovare più dell'80% delle riserve che aveva accuratamente predisposte durante la fine dell'estate e per tutto l'autunno, riuscendo a soddisfare le pressanti richieste dei piccoli che stanno nel nido.

          Una memoria prodigiosa che lascia però qualche vuoto provvidenziale, in quanto le dispense dimenticate sono occasione preziosa di sviluppo per molti semi, in particolare per alcune di quelle essenze che la natura non ha provveduto a far aiutare da altri complici spontanei.

          Gli intrecci che l'evoluzione ha ordito tra le specie viventi sono spesso misteriosi e non smetteranno mai di stupirci. 

          Nel caso specifico va osservato che mentre per la maggior parte delle conifere i semi sono provvisti di "alette", così che il vento possa provvedere alla loro diffusione, per alcune di esse le strade sono state più difficili e le complicità sono state ricercate altrove; ad esempio i grossi pinoli del "cirmolo" [Pinus cembra], specie montana che raggiunge le maggiori altitudini, han trovato proprio nella ghiandaia una eccellente alleata.

          Non è facile incontrare questa specie nelle nostre Orobie, in quanto frequenta la fascia più elevata della vegetazione, dove si insediano le ultime e fitte pinete di abete rosso, di larice, di mugo e di abete bianco.

          Se però osserviamo la sua distribuzione sull'arco alpino, scopriamo che la nocciolaia è presente in maniera consistente solo nelle pinete di pino cembro, alle quali è legata da una sorta di privilegiata associazione  di scambio vitale: mentre quelle pinete le offrono protezione e abbondantissimo cibo, essa provvede sistematicamente alla diffusione della loro specie.

          Per inquadrare questo bellissimo esemplare della nostra avifauna alpina, lo dobbiamo includere nella grande famiglia dei corvidi, alla quale appartiene

          In questa famiglia, mentre la livrea  dei rappresentanti del genere "corvus" non si discosta dai toni neri e grigi, più o meno brillanti, ispirando così alla maggior parte di noi pensieri funerei, altri rappresentanti sono decisamente più belli, simpatici ed eleganti. 

          Nella pianura è la gazza [gen. Pica] a riscattare la famiglia, mentre nella fascia montana questo compito spetta alla diffusissima ghiandaia [gen. Garrulus] e più in alto alla nostra nocciolaia.

          Le sue tinte di fondo sono di un bruno cioccolato, cosparse da infinite macchie chiare, ben distinte, a forma di goccia, che decorano le piume del corpo, ad eccezione di quelle del capo, delle ali e della coda uniformemente scure. 

          Per queste gocce di luce sulle piume. i giapponesi le hanno dato il poetico nome di "corvo delle stelle"

          In volo si notano la macchia candida delle piume del sottocoda e una netta barra trasversale, anch'essa bianca, che delimita l'apice inferiore delle timoniere. L'occhio e il becco sono neri e fitte piccole penne scure, striate longitudinalmente di chiaro, ricoprono le narici. 

          E' un uccello tipicamente stanziale, anche se viene registrato qualche sporadico spostamento, specialmente durante la cattiva stagione e nel caso in cui il numero di individui cresca in maniera eccessiva in rapporto alle possibilità offerte dal territorio. 

          Questo fatto ha determinato, a volte, delle migrazioni saltuarie assai consistenti, registrate particolarmente nella sottospecie nord-europea denominata "beccosottile", che ha determinato delle vere e proprie invasioni dal nord Europa alle regioni centrali.

          La nocciolaia si riproduce una sola volta all'anno, agli inizi della primavera, e nel suo nido la femmina cova generalmente tre o quattro uova, chiare e punteggiate di scuro, che si schiudono dopo circa 18 giorni. I piccoli restano nel nido, accuditi da entrambi i genitori, per più di tre settimane, durante le quali viene dato fondo alle scorte alimentari custodite nelle tipiche "dispense".

          Durante l'estate l'alimentazione, costituita per lo più da pinoli, nocciole, noci e faggiole, viene integrata con bacche, uova predate e insetti.

          Sia per la fascia altitudinale in cui è diffusa, circoscritta tra i 1000 e i 2000 metri, che per le spiccate preferenze alimentari legate ai frutti delle essenze arboree d'alta quota, come i pinoli del cirmolo, la nocciolaia è da considerarsi uccello altamente specializzato.

          Per queste sue caratteristiche essa diviene preziosa e importantissima per l'economia del bosco montano, degna di attenzione e protezione per le nicchie ecologiche che la sua presenza caratterizza e per gli equilibri biologici che determina.

GALIZZI FLAVIO

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