MARTIN  PESCATORE

Copyright © 1999-2000 Baldovino Midali

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Nella storia evolutiva delle specie animali, il momento della conquista definitiva della terraferma ad opera dei rettili ha rappresentato, per tutte le future specie che da essi si sarebbero evolute, una sorta di affrancamento dall'acqua, almeno per quanto riguardava la riproduzione, ma ha mantenuto con questo mondo liquido un inscindibile legame alimentare.

Alcune specie hanno in seguito ripercorso, a ritroso, la strada dell'adattamento evolutivo tornando a vivere nell'acqua, come le balene, le foche, le lontre, le testuggini e i coccodrilli oppure, anche se in termini ovviamente meno diretti, come numerosi uccelli acquatici: le procellarie, i gabbiani, i trampolieri e i palmipedi.

Per molte specie quindi quel mondo acquatico primordiale, pur non direttamente riconquistato, ha continuato a rappresentare la fonte primaria, se non l'unica, di sostentamento; pensiamo anche  all'aquila di mare, al falco pescatore, all'orso bruno americano durante la risalita dei salmoni oppure, per rimanere tra noi, al merlo acquaiolo e al simpatico martin pescatore.

Entrambi questi provetti tuffatori e abili nuotatori in immersione, hanno seguito due tecniche di caccia tra loro un po' diverse ma ambedue efficaci, paragonabili, per un immaginario parallelo, alle due tecniche che contraddistinguono i grandi rapaci diurni: di basso volo, con un volo radente e battuto, e di alto volo, con picchiate improvvise e velocissime.

Infatti, se analizziamo bene i comportamenti, vediamo che il primo si tuffa da un punto quasi radente all'acqua e "nuota" in immersione, anche per lunghi tratti, in cerca di piccole prede, generalmente invertebrati, che fa uscire dai loro rifugi sotto i ciottoli o sorprende mentre nuotano leggere nella corrente, per catturarle e cibarsene.

L'altro, il martin pescatore, pratica invece una caccia più fulminea e diretta, dove il tuffo è l'atto finale di un'azione precisa e ben calcolata, rapidissima, e anche se l'esito non è sempre letale, la picchiata ha un obiettivo preciso, quasi sempre un pesciolino, e il finale dell'azione è senza appello: una fuga salvifica o morte per l'incauta preda.

I colori di questo splendido pescatore, unico esemplare europeo tra le numerose specie esistenti, sono luminosi, a tratti di una lucentezza metallica, e di due prevalenti e contrastanti tonalità: il blu della parte dorsale, nelle sue diverse sfumature, che lo mimetizza agli occhi di possibili nemici che lo minacciano dall'alto con la superficie dell'acqua, e il bruno-rossiccio della parte ventrale, che lo confonde, alla vista delle sue possibili prede, con il colore del ramo sporgente sull'acqua utilizzato come posatoio, quasi si trattasse di una innocua foglia secca o di una naturale protuberanza.

Le passeggiate lungo le rive dei fiumi sono purtroppo divenute, per la maggior parte delle persone, occasioni sempre più rare, sia perché il tempo ci richiama sempre più agli impegni quotidiani, sia perché si tratta di ambienti poco frequentati e spesso poco invitanti, fatta eccezione ovviamente per i pescatori e, nella bella stagione, per quei pochi bagnanti che osano sfidare le spesso indegne condizioni delle nostre acque, e così questo splendido uccello è conosciuto da pochi.

Il martin pescatore vive infatti lungo i fiumi, i canali e torrenti della pianura, della fascia collinare e pedemontana, con acque ricche di pesci di varie specie e dove le rive presentano, a tratti, sponde alte, ripide e sabbiose, dove è possibile scavare un nido al sicuro dai numerosi predatori terrestri, come ratti e donnole.

La loro prerogativa infatti, che li imparenta comunque per questo solo aspetto con i gruccioni, è proprio quella di "scavare" un lungo tunnel nella sabbia della sponda del fiume, al termine del quale viene ricavata una camera buia dove sistemare la covata.

Questo lavoro, frenetico, che è portato avanti sistematicamente da entrambi i partner, lo possiamo osservare verso la fine di marzo o in aprile, quando si consolidano le coppie e, una volta individuato il tratto di fiume che offre garanzie di tranquillità, protezione e sufficiente pescosità, essi decidono di mettere su casa.

Il cunicolo che viene scavato sulla parete sabbiosa ha un diametro di circa 5 cm. ed è profondo da mezzo metro fino ad un metro, per terminare in una "stanza di allevamento" alta una decina di centimetri e di poco più larga e profonda.

Qui vengono covate in media 5-7 uova, direttamente sulla sabbia, che via via si va ricoprendo di  scaglie e di lische, scarti non digeribili che questi uccelli espellono sotto forma di piccoli "boli", peraltro assai caratteristici.

La schiusa avviene dopo circa tre settimane e i piccoli, amorevolmente protetti ed alimentati da entrambi i genitori, escono a vedere la luce del sole, per il primo volo, dopo circa 25 giorni e in poco tempo sono già capaci di tuffarsi; appena in grado di procurarsi il cibo essi vengono scacciati dal territorio per permettere ai genitori di effettuare una seconda covata. 

Le zone scelte dalle coppie sono sempre poco disturbate, ricche di vegetazione lacustre e di riva, dove le occasioni di pesca sono frequenti e le prede abbondanti, e questi uccelli, come avviene per molte altre specie stanziali, rimangono molto legati al loro territorio, che difendono dagli intrusi.

Questo attaccamento al territorio, nelle fasce geografiche a clima mite, dove le gelate invernali sono una rarità, dura anche per tutta la vita, mentre per quegli esemplari che vivono nelle altre regioni europee dove gli inverni sono molto freddi, migrare diventa, anche se non gradito, un fatto necessario, poiché il ghiaccio di superficie degli specchi d'acqua significherebbe per loro morte certa.

Pur amando la solitudine, è possibile che in determinate zone, nei mesi invernali, proprio a causa di questi parziali spostamenti, se ne possano incontrare parecchi esemplari anche in aree ristrette; ciò può essere favorito dal fatto che in questo periodo sono lontane le tensioni e i conflitti che caratterizzano la stagione riproduttiva.

Il martin pescatore passa la maggior parte del suo tempo appollaiato su posatoi protesi sull'acqua, sempre a scrutare il fondo, attento e immobile per individuare la preda, sulla quale si lancia, dopo essersi alzato di quota con brevi colpi d'ala, con un tuffo deciso e fulmineo; la preda viene poi uccisa sbattendola sul ramo del posatoio, dove subito ritorna, ed è ingoiata dalla testa.

Viene anche chiamato uccel Santa Maria e, all'inglese, re pescatore. 

Se ci capita di passeggiare lungo le rive di uno dei nostri fiumi del piano che presenta un habitat idoneo alla sua presenza, e sentiamo dei tonfi come se qualcuno gettasse dei sassi nell'acqua, accertato che nelle vicinanze non ci sia qualche ragazzo che si sta divertendo proprio in quel modo, possiamo essere certi che si tratta del nostro re pescatore, e se sapremo avvicinarci con molta circospezione senza far rumore lo potremo osservare mentre caccia.

GALIZZI FLAVIO

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SCHEDA 

MARTIN PESCATORE

Nome scientifico: Alcedo atthis

Lungo 16 cm. il martin pescatore pesa circa 40 g.; la sua coda è corta, per non creargli problemi durante i tuffi e la manovra di risalita, e il suo becco scuro, lungo 4 cm., è forte ed affilato.

Il maschio corteggia la femmina attirando la sua attenzione con ampi voli circolari ed inseguimenti, e per indurla ad accettare l'accoppiamento le si avvicina porgendole frequenti offerte di cibo. 

Oltre a piccoli pesci di ogni specie, si ciba anche di insetti e di anfibi.