Gabbiano comune

Copyright © 1999-2000 Baldovino Midali

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GABBIANI SUL BREMBO

San Pellegrino Terme è nota, fin dal secolo scorso, per le sue acque curative, per essere una deliziosa cittadina incastonata in una verde cornice montana e per la sua ospitalità.

Da alcuni anni accoglie, durante la “bassa stagione”, anche una numerosa colonia di gabbiani.

Al di là dell’apparente battuta, questo fenomeno migratorio stagionale offre lo spunto per parlare di questi simpatici e candidi amici alati, e di divagare sul fenomeno più generale dell’espansione di alcune specie animali.

In verità il fenomeno migratorio non è di per sé una novità in quanto è patrimonio antichissimo di molte specie di uccelli, ma certi spostamenti stagionali di colonie di uccelli costituiscono delle autentiche novità, specialmente se si tratta, come nel nostro caso, di uccelli tipici di altri ambienti che con la montagna non hanno mai avuto a che fare.

Per la verità il naturalista Bergamasco Sac. Enrico Caffi, in una sua nota sull’avifauna bergamasca del 1932, riporta la cattura di alcuni esemplari di questa specie proprio in Valle Brembana, ritenendolo comunque un fatto del tutto eccezionale, dovuto sicuramente alla perdita di orientamento di alcuni esemplari in situazioni atmosferiche di forti burrasche.

I loro movimenti migratori attuali sono da attribuire, più che a fenomeni atmosferici e ambientali occasionali che possono accadere ciclicamente, come succede per la nocciolaia o i crocieri, alle modificazioni ambientali ormai irreversibili che l’uomo tecnologico del nostro secolo ha via via apportato all’ambiente.

In particolare il fenomeno dell’esplosione numerica del gabbiano comune [Larus ridibundus] si ritiene sia dovuto principalmente alla sempre maggiore disponibilità di cibo e alla vita gregaria, che riduce di molto il controllo che i predatori sono in genere in grado di esercitare sulla popolazione.

Questa specie, originariamente colonizzatrice di ambienti marini e lacustri, non ha un’alimentazione specializzata, ma si adatta un po’ a tutto, compresi avanzi alimentari di ogni genere, e ha trovato da alcuni anni un’ottima dispensa  nelle discariche di rifiuti urbani, che affolla in colonie sempre più numerose.

Se non fosse per il loro candido manto e perché sono uccelli dal volo elegante e acrobatico, queste loro abitudini potrebbero destare in noi delle antipatie come le proviamo per i ratti, con cui dividono certi ambienti di discariche, eppure non riusciamo a nutrire nei loro confronti nessun sentimento avverso, anzi!

Per chi li conosce come ospiti permanenti dei nostri  grandi laghi, o per chi li osserva oggi frequentare le anse lente e tranquille, dalle limpide acque, dei nostri fiumi, come sta avvenendo per la colonia che raggiunge il Brembo a San Pellegrino Terme, questi uccelli sono diventati amici ormai inseparabili, che rallegrano con il loro bianco aereo le giornate autunnali, e portano una nota nuova al nostro Natale.

I primi migratori raggiungono la stazione termale fin dall’inizio dell’autunno, quasi anonime presenze, senza farsi troppo notare.

In questi ultimi anni il loro arrivo è preceduto da altri ospiti del tutto eccezionali, che ci auguriamo di poter ancora rivedere: un gruppetto di garzette, che hanno soggiornato alcuni giorni, tranquille e indisturbate, sotto le arcate dell’antico ponte sul Brembo al centro della cittadina, quasi fossero una pattuglia di esploratori in avanscoperta con il compito di saggiare le condizioni delle acque, e gli aironi cenerini, ormai diventati anche loro di casa.

È certo che le notizie raccolte sono state positive, visto che non molto tempo dopo, a scaglioni di poche unità, sono tornati, come ogni anno, i gabbiani.

Al di là di queste considerazioni forse un poco romantiche, come la cittadina ci invita a fare, e che ci mettono comunque di buon umore, il gabbiano comune sta vivendo una stagione favorevole di espansione, sia numerica che territoriale, arrivando perfino a costituire, in certe situazioni limite, un problema.

Questi splendidi uccelli, eleganti nel volo e allegri per il loro incessante vociare, per i loro continui bisticci quando cercano di rubarsi a vicenda il boccone di cibo trovato tra i massi o colto al volo dall’acqua, gettato dai bambini dai ponti proprio per vederli accorrere, danno un tocco di chiassosa allegria.

Durante la stagione invernale essi hanno il capo ricoperto di un piumaggio perfettamente candido, su cui si evidenzia una macchia scura nella zona auricolare, , caratteristica della specie, mentre il piumaggio del groppone e della parte superiore delle ali è grigio perla, con l’apice delle remiganti nero.

Fermo su un masso tra le correnti del fiume, mentre si liscia il piumaggio col becco rosso carminio, ritto sulle rosse zampe palmate, è di un’eleganza invidiabile.

I giovani si distinguono nettamente dagli adulti per il piumaggio delle parti superiori bruno, variamente macchiato di scuro.

I gabbiani comuni si riproducono in primavera quando, verso il mese di aprile, hanno già completato la prima muta e il loro capo si adorna di un piumaggio color cioccolata, assai originale, che non raggiunge la nuca, e attorno all’occhio, anch’esso bruno, si evidenzia un anello bianco, incompleto nella sua parte anteriore. 

Essi si riuniscono nei territori di nidificazione provenienti da diverse località di svernamento, e costituiscono delle numerosissime colonie, dove sembrerebbe addirittura  impossibile che si possano riconoscere tra loro.

Eppure questi uccelli, dopo aver costruito a terra i loro nid, vicinissimi tra loro, sono sempre in grado, ogniqualvolta lo lasciano per recarsi in cerca di cibo, di ritrovarlo, riconoscendo sia la localizzazione esatta, sia il richiamo del partner a cui hanno dato il cambio durante la cova.

L’accoppiamento è preceduto da un particolare rituale di corteggiamento, durante il quale l’aggressività latente dei partners, forte in questo periodo per l’esigenza di conquistarsi una porzione di territorio per il nido e per difenderlo poi dagli intrusi, viene inibita, nella coppia, con il gesto di  volgere  capo di lato.

Ogni coppia depone in genere 3 uova, che schiudono dopo circa tre settimane o poco più, mentre i piccoli, che sono in grado di camminare e di nuotare fin dalla nascita e sono ricoperti da un delicato e fitto piumino,  sono in grado di prendere il volo dopo circa un mese.

L’istinto gregario di queste specie, così come di altre, è dovuto principalmente al fatto che esso costituisce una sorta di maggior garanzia nei confronti dei predatori, che vengono disorientati, anche se ciò permette agli stessi una più facile localizzazione.

I litigi nella colonia sono all’ordine del giorno, ma nonostante ciò le covate vengono generalmente portate felicemente a termine, anche se spesso il prezzo in morti premature per cause diverse è molto alto.

Come si è detto la sua alimentazione è assai varia: oltre ai piccoli pesci che cattura col becco al volo appena sotto la superficie dell’acqua, comprende anche anfibi, rettili e insetti di ogni tipo, che ricerca nei terreni acquitrinosi o seguendo nei campi gli aratri durante i lavori di stagione, fino ai rifuti e alle carogne, le cui carni non resistono ai loro becchi taglienti.

Da abile sfruttatore e volatore quale è, non è raro vederlo che insegue altre specie limicole, come le pittime, sopra i prati allagati nei mesi primaverili, per cercare di togliere loro dal becco le prede catturate.

Nonostante sia comune in molte località, il gabbiano rappresenta per molti, in questo suo espandersi in nuovi ambienti, una simpatica e gioiosa novità.

Osservarlo sul fiume mentre ricerca tra i massi, a volte zampettando tra i ciottoli della riva appena sfiorati dall’acqua  per farne uscire da sotto le larve di effimera o di altri insetti acquatici, arretrandosi per meglio perlustrare il fondo, è sempre uno spettacolo che incuriosisce; oppure vederlo veleggiare in acrobazie aeree sotto le volte dei ponti, riempie l’animo di entusiasmo.

Il gabbiano Jonathan, che tutti abbiamo amato nelle sue impegnate lotte per conquistare la libertà, è diventato un simbolo, tanto che nel porto di San Benedetto del Tronto gli è stato dedicato un monumento bronzeo, e il poterlo osservare volare  con forza e sicurezza anche nei cieli di un ambiente montano, ci insegna come sia piccolo il mondo, come sia universale il desiderio di gioia nella libertà, e come la realizzazione di un sogno sa invitare anche noi a sognare.

Con questi pensieri auguriamo alla colonia che ha scelto questo tratto montano del Brembo per trascorrervi i mesi invernali, di mantenere fede a questo piacevole appuntamento anche negli anni a venire.

GALIZZI FLAVIO

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