Cinciarella
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Copyright © 1999-2000 Baldovino Midali
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LE CINCE, MINIATURE E GRAZIA NEL BOSCO Piccolo è bello. Quante volte ci capita di osservare degli esseri piccoli e graziosi e di rimanerne incantati. Il sentimento sembra nascere da una motivazione psicologica che parte dall'inconscio, che associa il "piccolo" all'essere indifeso che sboccia alla vita, oppure, altre volte, da un senso di eccessiva potenza nei suoi confronti che reprime, perché abnorme, ogni istinto di sopraffazione fino ad inibirlo totalmente e trasformarlo, con un effetto uguale e contrario, in affetto e desiderio di protezione. Certamente per giungere ad esserne affascinati è necessario che essi posseggano anche un alto grado di bellezza e di armonia, e i piccoli uccelli del bosco lo sanno sicuramente fare. La sottofamiglia delle cince, che sembra appartenere ad un mondo in miniatura, come il regno di Lilliput descritto da Swift, fa parte, con il codibugnolo e il pendolino, della grande famiglia dei "paridi", tutti di dimensioni assai contenute. Le caratteristiche più evidenti di questa famiglia di passeriformi sono il becco corto, conico e appuntito, assai robusto, e un piumaggio "gonfio", anche se non molto fitto. Le zampette sono munite di dita abbastanza lunghe, con unghie ricurve e affilate, che permettono loro una presa sicura sulle cortecce degli alberi, assicurando una notevole stabilità in ogni posizione, anche a testa all'ingiù. Le ali appuntite e la coda piuttosto lunga permettono a questi minuscoli uccelli un volo elegante, librato e leggero. Le specie presenti e nidificanti nel territorio lombardo sono sei. La cincia bigia [Parus palustris] la possiamo trovare nidificante solamente in territorio di pianura, altre le troviamo dalla pianura alla montagna, come la cinciarella [ Parus caeruleus] a la cinciallegra [Parus major]; la cincia mora [Parus ater] è presente dalla collina all'alta montagna, mentre sono presenti esclusivamente in territorio montano la cincia bigia alpestre [Parus montanus]e la cincia dal ciuffo [Parus crestatus]. Il record per la nidificazione ad altitudini più elevate spetta alla cincia bigia alpestre, fino a 2300 metri, seguita dalla cincia dal ciuffo, a 2100 metri, e dalla cincia mora, nidificante fino alla quota di 2000 metri. Le più conosciute al grande pubblico sono la cinciallegra e la cincia mora. La prima, con i suoi 14/15 cm di lunghezza, è quella di maggiori dimensioni ed è presente un po' dovunque, particolarmente nei territori antropizzati. La possiamo osservare nei giardini e nei parchi delle nostre città e dei nostri paesi, sempre indaffaratissima a perlustrare i rami degli alberi e degli arbusti, ed ogni superficie che presenti piccole fessure, come le corteccia dei vecchi alberi, alla ricerca di piccoli insetti, di uova di invertebrati, delle loro larve o di bruchi. Nulla sfugge alla loro minuziosa ricerca, da cui dipende la loro esistenza e la sopravvivenza della loro prole, sempre numerosissima. E' una delle frequentatrici più assidue dei nidi artificiali, sempre più diffusi e frequentemente oggetto di piccole ricerche naturalistiche tra i giovani studenti, che in questo modo offrono un rifugio a queste specie, un contributo alla difesa del bosco per l'insostituibile lavoro di "pulizia" dai sempre più numerosi insetti parassiti ed infestanti, e una gioiosa occasione per approfondire la loro conoscenza rendendo nel contempo allegro e vivace il paesaggio urbano, sempre più aggredito dal cemento e dalle auto. Vedere partire da un nido una famigliola di cinciallegre con una dozzina di piccoli batuffoli pigolanti sempre a chiedere cibo, che si ferma nei dintorni per le prime conoscenze dell'ambiente circostante, ed osservare i loro genitori che non smettono un istante l'andirivieni da un piccolo all'altro con l'imbeccata, è uno spettacolo unico. La cincia mora è un po' meno osservabile ma altrettanto diffusa, specie nei territori montani, dove comunemente da sempre è stata tenuta in casa, come piccolo amico da accudire nelle lunghe giornate invernali, patrimonio questo di una civiltà contadina e montana che vi trovava, nei gesti quotidiani di cura, con l'offerta di un ghiotto pinolo, un momento di vicinanza e di affetto verso il mondo esterno, e che manteneva viva, tra una dura fatica e l'altra, l'immagine della primavera, con i suoi canti armoniosi. Una civiltà e una cultura da riscoprire anche nei suoi valori affettivi profondi, un po' lontani dalle logiche e dalle culture odierne, ma forse per questo più "vera" e da rispettare, come un "valore" forse non più recuperabile. Anche le famigliole della cincia mora sono molto numerose, e basta un piccolissimo pertugio in un vecchio tronco, tra i sassi di un muro a secco o addirittura dentro la fessura di un palo dell'illuminazione pubblica, come mi è capitato di osservare quest'estate, per offrire alla coppia un posto sicuro dove metter su casa. Il loro canto è modulato e melodioso, più allegro di quello monotono ed insistente della cinciallegra, con simpatiche e personali piccole variazioni sul tema che lo rendono affascinante. Le cince bigie sono meno appariscenti anche nel piumaggio, che risponde ad esigenze mimetiche più perfezionate. La specie di pianura, anch'essa frequentatrice degli ambienti antropizzati, è più facile da osservare. Se dovessimo fare una graduatoria di "bellezza" tra le cince, due sono le specie, senza togliere nulla alla cinciallegra e alla cincia mora, che si potrebbero contendere il primato: la cinciarella e la cincia dal ciuffo. Nella prima, la più piccola delle cince, con i suoi 11 cm di lunghezza, i toni di azzurro, così intensi e delicati, le danno un tocco di grazia e di eleganza fuori dal comune, mettendola dignitosamente in competizione con specie esotiche più decantate, mentre nella cincia dal ciuffo l'eleganza del piumaggio deriva oltre che dalle aggraziate sfumature, dalla distribuzione dei toni delle tinte e dallo stupendo ciuffetto che le orna il capo. Sembra la miniatura dell'ornamento di alcuni noti pappagalli esotici, con un tocco di grazia in più dovuto alle sue proporzioni e alla grazia del suo portamento. Il loro pigolio incessante, per tenersi a contatto sonoro tra loro, permette all'osservatore appassionato di individuarle nei loro frequenti spostamenti nei boschi d'alta quota, e osservare le loro evoluzioni tra i rami, sempre acrobatiche per le pose "impossibili" che assumono nel lavoro incessante di perlustrazione accurata di ogni più piccolo rametto. Questo loro pigolare in continuazione per tenersi in contatto diviene anche il loro punto debole, in quanto i numerosi predatori del bosco, come lo sparviero e l'allocco, la martora, la faina e la donnola, lo stesso scoiattolo e, non ultimi, i serpenti, non hanno grandi difficoltà ad individuarne i nidi e a saccheggiarli. Unica difesa da questa forte pressione predatoria è, per le cince, l'alto numero di piccoli che mettono al mondo, fino ad oltre una decina per covata, due volte all'anno; ma nonostante questo solo il 10% circa è in grado di superare il primo anno di vita, considerato che anche gli inverni troppo rigidi mietono numerosissime vittime, specialmente tra i piccoli. Il linguaggio canoro delle cince sembra essere divenuto un linguaggio di comunicazione anche interspecifico, specie durante la cattiva stagione, quanto i segnali di ritrovamento di una fonte di cibo divengono segnali intelligibili anche alle altre specie sorelle; come dice Mainardi, "si parlano tra loro come se fossero una specie sola". Oltre a ciò si è osservato come tra esse si possa verificare anche una sorta di trasmissione culturale di conoscenze. In Inghilterra si è osservato come l'apprendimento, inizialmente casuale, di forare i coperchi di alluminio delle bottiglie di latte per cibarsi della passa depositatasi all'interno, si sia presto diffuso a macchia d'olio, dimostrando come si possa verificare, anche tra gli uccelli, una specie di apprendimento per conoscenza e dimostrazione pratica, andando oltre, quindi, il semplice apprendimento per imitazione. Un invito a chi possiede un piccolo giardino alberato o vive in prossimità di spazi aperti verdi, è quello di approntare, per la stagione invernale, delle piccole mangiatoie, con semi, frutta secca ed altro, e non mancherà, assieme ad altri ospiti alati sempre graditi, di vedervi banchettare anche qualche cincia, specialmente le cinciallegre e le bellissime cinciarelle. GALIZZI FLAVIO
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