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Midali Baldovino

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INCONTRI CON LA NATURA IN VALLE BREMBANA  

 

I COLORI

 

L’AMBIENTE E L’UOMO

 

LA NOSTRA FAUNA ALPINA 

 

 

 

 

INCONTRI CON LA NATURA IN VALLE BREMBANA  

 

La Valle Brembana superiore è parte integrante del Parco Regionale Montano e Forestale delle Orobie e ne occupa un ampio settore di estremo interesse naturalistico e faunistico.

A quanti scelgono di visitare la nostra valle non deve sfuggire l’occasione di poter godere di queste bellezze, uniche e ricche di fascino. Del tempo a disposizione per la vacanza, buona parte dovrebbe essere dedicato alle escursioni, anche brevi.

Saper osservare con l’occhio di un naturalista curioso l’ambiente montano che ci circonda, ci permetterà di cogliere ogni giorno nuovi spunti di lettura degli straordinari e invisibili fili che legano tra loro, in un intreccio fitto e dissimulato, le vite di tutti gli organismi che popolano le nostre montagne e l’ambiente che li ospita.

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I COLORI

 

Il cielo

I momenti magici di luce occupano, purtroppo, spazi contenuti di tempo, e sono riservati all’alba e al tramonto delle belle giornate. Certi luoghi offrono squarci inimmaginabili, e per coglierne appieno l’incanto dei colori, dei silenzi e delle brezze basta una macchina fotografica e tanta voglia di rubare alla natura i suoi momenti magici;  l’esperienza ci permetterà di conservarne straordinari ricordi.  

 

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L’AMBIENTE E L’UOMO

 

Le uscite sul territorio devono essere programmate per tempo, e l’equipaggiamento deve essere completo. Si deve sempre ipotizzare che il tempo possa cambiare all’improvviso, e non bisogna assolutamente farsi cogliere impreparati. Dunque lo zaino con indumenti di ricambio per difenderci dalla pioggia e dal freddo non deve mai mancare.

Per gli amanti del paesaggio le possibilità di escursioni sono numerosissime; c’è solamente l’imbarazzo della scelta. Le più facili ci permetteranno di raggiungere piccoli borghi dislocati sui pendii delle montagne, e ci offriranno l’occasione per cogliere i segni del tempo, ritmato, nelle nostre valli, da secoli, sulle stagioni e sull’umile lavoro della terra, e i segni dell’uomo, infaticabile modellatore del paesaggio, sordo alle fatiche e ingegnoso nello sfruttare ogni minima opportunità che gli poteva offrire l’ambiente naturale.

Le escursioni più impegnative ci porteranno sui sentieri alti, alle malghe delle quote elevate, riservate al lavoro dell’alpeggiatore, i cui sacrifici, ai nostri giorni, non sono nemmeno immaginabili. Oppure ci porteranno ai rifugi alpini, già “moderni” e dotati di ogni confort, in un ambiente protetto e sicuro per ogni fascia di età; si trovano negli angoli più belli e affascinanti della Valle.

I paesaggi naturali, che di volta in volta ci appaiono stupendamente nuovi e al tempo stesso quasi familiari, hanno i mille volti delle più belle montagne alpine, con i loro profili a volte taglienti e aspri, a volte dolci, decorati dalle macchie intense dei mughi e dall’eleganza maestosa degli ultimi larici che lottano con le gelide brezze della prateria d’alta quota.

Trasmettono sentimenti poetici e magici, e il colore del cielo ne mette in risalto la maestosità e l’imponenza.

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LA NOSTRA FAUNA ALPINA

 

Una gita occasionale spesso non basta, salvo per qualche fortunato, ma una certa frequentazione dei luoghi più interessanti ci permetterà, via via, di entrare in un rapporto nuovo e sempre più stretto con l’ambiente montano, offrendoci l’opportunità di incontri particolari e di letture dell’ecologia alpina sempre più approfondite.

La fauna è protagonista ovunque, dal fondo delle vallette, incastonate tra scoscese pareti, alle vette più alte.

Così come per i colori, anche per i suoni della natura gli appuntamenti ci obbligano spesso a levatacce, comunque salutari, e il canto melodioso del Tordo bottaccio [Turdusphilòmelos], che nidifica nelle nostre vallate, ci segnalerà che la stagione riproduttiva è in pieno svolgimento. Altro canto assai piacevole, che potremo sentire a fine primavera alle quote più elevate, è quello del Merlo dal collare [Turdus torquatus], ben più raro, tipico dei territori che segnano il limite superiore della fascia arborea.

Le immagini che ci porteremo a casa con più soddisfazione saranno quelle che segneranno il nostro incontro con la Marmotta [ Marmota marmota] e con l’Aquila reale [Aquila chrisaetos]. Questi due tipici abitatori delle Alpi sono presenti in maniera consistente su tutte le nostre cime. Roditore erbivoro la prima, predatrice e sua acerrima nemica le seconda, non ci sarà difficile incontrarle durante le escursioni in alta quota. Quasi tutti i sentieri che portano ai rifugi alpini offrono l’opportunità di un incontro: le marmotte potremo anche fotografarle con una certa facilità, avendo ormai raggiunto, in alcuni luoghi, un certo grado di confidenza con l’uomo, che non temono più e nei confronti del quale mostrano addirittura, là dove la presenza umana è quotidiana, un certo grado di familiarità. L’aquila potremo vederla stagliarsi contro l’azzurro intenso del cielo, in ogni stagione e un po’ dovunque sulle nostre vette. Più di una coppia nidifica sulle cenge delle nostre montagne, in luoghi pressoché inaccessibili all’uomo; presenti stabilmente da alcuni  anni, rappresentano un segnale biologico significativo del raggiunto equilibrio ai vertici della catena alimentare, in quanto la disponibilità di prede, principalmente marmotte ma anche altri mammiferi, è pressoché garantita in ogni stagione.

Il patrimonio faunistico più consistente che i nostri territori possono offrire al visitatore con interessi naturalistici è rappresentato dagli ungulati. Sono infatti presenti il Camoscio [Rupicapra rupicapra], il Capriolo [Capreolus capreolus],lo Stambecco [Capra ibex] e il Cervo [Cervus elaphus].

Mentre il Camoscio e lo Stambecco appartengono alla famiglia dei Bovidi, con corna permanenti in entrambi i sessi (nelle femmine degli stambecchi sono di piccole dimensioni), cervi e caprioli appartengono a un’altra famiglia, quella dei cervidi: in questi le corna, più propriamente dette “palchi”, sono presenti solo nei maschi e vengono perse ogni anno, per ricrescere regolarmente in 4/5 mesi.

La vita sociale, in queste due famiglie, si differenzia anche per un’altra caratteristica interessante, almeno per l’escursionista: stambecchi e camosci hanno abitudini gregarie, e li possiamo incontrare assai spesso in colonie numerose, anche in terreni aperti, mentre i cervidi sono molto più elusivi, territoriali e di difficile osservabilità.

Perché l’incontro con questi magnifici ungulati delle nostre Orobie si possa trasformare in una vera e propria occasione per apprendere delle loro abitudini e della loro vita privata e familiare, è raccomandabile che ci si faccia accompagnare da qualche Accompagnatore esperto di fauna tipica alpina. Li potete trovare tra il mondo dei cacciatori, la cui Associazione ha sede presso il Comprensorio Venatorio Alpino di Piazza Brembana (( 034582565), e dispone di un elenco di Accompagnatori Faunistici, abilitati dalla Provincia, che potranno soddisfare appieno ogni vostra curiosità. Esperti del territorio, non mancheranno di farvi vivere delle indimenticabili giornate.

 

Tra l’avifauna alpina più interessante, e di cui pochi conoscono i segreti, la “tipica di monte” è rappresentata dal Gallo forcello, altrimenti detto Fagiano di monte [Tetrao tetrix], dalla Pernice Bianca [Lagopus mutus], dal Francolino di monte [Bonasa bonasia], oggi purtroppo assai raro nonostante da anni ne sia stata vietata la caccia, dalla Coturnice [Alectoris graeca], e per ultimo, considerata la sua rarità e per il fatto che quello delle Orobie rappresenta l’estremo avamposto sud – occidentale del suo areale alpino, dal Gallo cedrone [Tetrao urogallus]., chiamato anche Urogallo

Riguardo a queste specie, va detto sicuramente che soffrono molto del disturbo antropico, per cui, nonostante destino un grande interesse nell’escursionista con passioni naturalistiche, si vuole raccomandare di evitare di frequentare i luoghi tipici di nidificazione, lasciando all’incontro occasionale o alla presenza di una Guida accorta e rispettosa del delicato ecosistema alpino, la gioia e la condivisione di un’emozione unica.

 

Per il Birdwatcher esperto, o per chi volesse fare esperienza in questo settore affascinante dell’osservazione degli uccelli, le occasioni sono proprio molte e interessantissime. Da uno studio recente (E Cairo – F Perugini, Riv. Mus. Civ. Sc. Nat. di Bergamo, 1986) risultano essere nidificanti nel territorio dell’alta Valle Brembana almeno 95 diverse specie di uccelli, dallo splendido Picchio nero, [Dryocopus martius], tipico delle foreste di conifere, al Sordone [Prunella collaris], frequentatore delle quote più elevate delle nostre vette; dallo splendido e rarissimo Gufo reale [Bubo bubo], al piccolissimo Regolo [Regulus regulus], il più piccolo in assoluto, con i suoi 5 g. di peso, dei nostri passeriformi. Nidificanti o migratori, gli uccelli presenti sul nostro territorio alpino rappresentano una ricchezza e un patrimonio di straordinario valore naturalistico.

 

Non dobbiamo trascurare, comunque, gli altri vertebrati, non meno nobili né meno interessanti. Nei territori delle praterie alpine è presente la Salamandra nera [Salamandra atra], una rarità alpina, oltre ad altri anfibi più comuni, come la Rana montana [Rana temporaria], che in primavera, per la riproduzione, frequenta, oltre alle vallette, i laghi naturali e artificiali alpini.

Un discorso a parte meritano le vipere. Nel nostro territorio ne sono presenti due specie: la Vipera comune [Vipera aspis], e il Marasso [Vipera berus]. Il loro morso, comunque,  può rivelarsi assai pericoloso solamente per le persone anziane, per coloro che soffrono di particolari disturbi circolatori, respiratori o cardiaci, e per i bambini. Per costoro serve certamente un primo intervento con il siero antivipera, correttamente utilizzato e conservato, anche se è necessario preventivamente essere certi che le persone a cui viene iniettato non ne siano allergiche (per il rischio di compromettere irreparabilmente il quadro clinico), mentre per una persona in buona salute basta recarsi in breve, senza affanno, al pronto soccorso dell’ospedale per un trattamento specifico antiveleno; le dosi di veleno iniettate in un adulto sano non risultano mai essere letali.

 

Per quanti amano passeggiare nel bosco, dove i funghi rappresentano un frutto naturale abbastanza comune, non sarà difficile fare altri simpatici incontri. Tra i roditori sono frequenti gli Scoiattoli [Sciurus vulgaris], il Moscardino [Muscardinus avellanarius], il Ghiro [Glis glis] e il più raro Topo quercino [Eliomys quercinus]. Per loro la vita nella macchia non è certamente facile, in quanto i predatori non mancano: la Volpe [Vulpes vulpes], la Donnola [Mustela nivalis], la Faina [Martes foina] e la Martora  [Martes martes] non lasciano loro molta tranquillità. Nei territori aperti, alle altitudini più elevate, è presente anche il candido Ermellino [Mustela erminea], un altro incallito predatori di piccoli roditori.

Altri personaggi simpatici del bosco, il cui incontro è però assai raro, anche se le tracce della loro presenza sono spesso inconfondibili, sono il Tasso [Meles meles] e il Riccio [Erinaceus europaeus].

 

Anche il mondo dei predatori alati, diurni e notturni, esercita la sua pressione costante su molte delle specie che popolano i nostri boschi, dai piccoli passeriformi ai simpatici roditori. Sono presenti, tra i falconiformi, oltre all’Aquila di cui si è già detto, il piccolo Sparviero [Accipiter nisus] e il più raro Astore [Accipiter gentilis], la Poiana [Buteo buteo], il Nibbio bruno [Milvus migrans] e il Gheppio [Falco tinninculus]; quest’ultimo potremo osservarlo, mentre perlustra le praterie alpine a caccia di insetti o piccoli vertebrati, fare il volo, sospeso e librato, dello “Spirito santo”.

Tra i rapaci notturni, oltre al Gufo reale [Bubo bubo], sono presenti il Gufo comune [Asio otis], l’Allocco [Strix aluco], la Civetta [Athena noctua] e il piccolo Assiolo [Otus scops].

 

Le nostre vallate offrono, all’appassionato di natura e di fauna selvatica, opportunità e occasioni di incontri del tutto eccezionali, e il poter gustare delle bellezze naturalistiche e faunistiche che il Parco delle Orobie ci offre, può certamente essere un’occasione in più per il turista, un’occasione da non perdere, e da custodire tra i ricordi più affascinanti che le nostre Orobie possono regalare.  

Flavio Galizzi

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